Italia – Francia, il derby del gusto

Conosciute ed apprezzate in tutto il mondo, la cucina italiana e quella francese sono, oggi più che mai, al centro di una lotta al primato gastronomico. Un derby iniziato diversi secoli fa, e che ha consolidato nel tempo la rivalità ed il prestigio di una e dell’altra.

Proprio perché eterno, non esiste un vincitore in questo duello. A noi amanti del gusto, rimane la possibilità di esaminare le differenze e le caratteristiche che elevano entrambe le scuole a simboli d’eccellenza.

FRANCIA, INGREDIENTI DEL SUCCESSO

Se la cucina francese è oggi un esempio di stile e raffinatezza lo si deve all’arrivo di una giovanissima Caterina de’ Medici alla Corte francese, nella prima metà del 1500. L’incontro tosco-francese portò un importante contributo al processo di civilizzazione nell’uso delle posate, nella scelta dei prodotti e nella preparazione dei piatti.

La cura nei dettagli e la precisione del metodo, presto si diffusero attraverso le corti nobiliari e poi nei centri urbani.

Oltre a cuochi e pasticceri, Caterina portò con sé dall’Italia tutta la passione e l’attenzione tipica dell’artista rinascimentale che con cura sceglie gli ingredienti per il capolavoro finale.

Lei stessa si recava nei mercatini locali per comprare i prodotti necessari alla preparazione di piatti divenuti col tempo parte della tradizione francese come ad esempio: le “Canard à l’orange”, la “Soupe à l’oignon”, la “Béchamel”, les “Crêpes”.

ITALIA, LUSSO DELLA SEMPLICITA’

Del tutto differenti sono le origini della cucina italiana, che non si sono sviluppate attraverso le corti nobiliari.

La fortuna della cucina nostrana nasce dall’esigenza e dall’ingegno delle famiglie contadine che, con ingredienti poveri, riuscivano a creare piatti nutrienti, invitanti, gustosi e che nulla avevano da invidiare ai piatti destinati alla nobiltà.

Con poca retorica, i cuochi italiani hanno saputo reinterpretare una cucina agreste, affidandosi alla scelta di ingredienti di qualità piuttosto che alla complessità della loro preparazione e cottura.

Prodotti come frutta, verdura, olio extra vergine di oliva, vino, affettati e formaggi sono testimoni della biodiversità e dei microclimi tipici del nostro territorio, che si riflettono nei gusti, sapori e aromi. (Non ve li elenchiamo perché diventeremmo vecchi prima di arrivare alla fine.) à sono in dubbio se lasciarla

“DEL MONDO NON SI SA NULLA. VINCE CHI RACCONTA MEGLIO” cit. Baricco

Laddove non potremo annunciare un vincitore per assortimento e qualità dei prodotti tipici proposti, possiamo invece dire che a vincere sarà chi meglio riuscirà a valorizzare e proteggere i frutti della propria terra.

Nell’epoca dell’informazione e dei social network, occhi e mente affogano tra le centinaia di contenuti testuali, video e foto delle bacheche. Un mare magnum di stimoli che crediamo possa aiutarci a costruire conoscenza, ma che spesso invece crea solo confusione.

Spesso crediamo di sapere tutto, ma invece non sappiamo nulla.

Le stesse identità dei prodotti rischiano di diventare oggetto di questo fenomeno sociale. Ricordate il caso della carbonara francese? Crème fraîche, pancetta e cipolla bollite con la pasta, un vero e proprio scempio.

Proteggere e consolidare l’identità delle tipicità del proprio territorio è l’obiettivo; e solo se Italia e Francia saranno unitamente consapevoli nel farlo, potranno riuscire nell’impresa.

La consapevolezza si costruisce nel tempo attraverso una buona comunicazione, che riduca le distanze tra il produttore e il consumatore. Solo così potremo identificarci nei nostri prodotti e proteggerli.

E voi da che parte state?

LINK INTERESSANTI:

http://www.huffingtonpost.it/2016/04/06/carbonara-video-barilla_n_9623422.html

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